Vi chiederete perché ho deciso di mettere insieme la depressione post partum con il ruolo del padre..lungi da me alludere a forme di causalità lineare ovvero il fatto che la presenza o meno del padre possa causare uno stato tanto tremendo quale la depressione, però é stato ormai chiarito da più parti, come il ruolo del padre soprattutto nei mesi successivi al parto possa contribuire ad una migliore ripresa della madre da tutti i punti di vista.
Non voglio angustiarvi parlando dei sintomi della depressione, che troverete in più portali, ma della sua prevenzione, ovvero di come una donna una volta che ha partorito, possa evitare di trovarsi in una condizione di estrema fragilità emotiva che facilmente la possa portare a disagi più importanti. Cosa succede, dunque, quando una donna esce dall'ospedale, rientra in casa e si trova in questa nuova condizione? Una delle prime situazioni che sento spesso anche dalle mie pazienti o amiche é," mi viene da piangere, eppure dovrei essere felice", oppure, "non riesco ad allattare, o non ho latte a sufficienza, oppure non si attacca come dovrebbe..", oppure ancora, "sono stanca, non dormo mai e quando potrei dormire, penso che devo rimettere la casa, oppure farmi da mangiare...", per poi finire con "la mamma dice questo, la suocera quell'altro, il pediatra un'altra cosa ancora, l'ostetrica dell'ospedale diceva questo..., quella del consultorio tutt'altro" solo per farvi qualche "piccolo" esempio.
Ecco dunque che una donna, ora mamma che avrebbe "solo" il compito di sintonizzarsi con il proprio bambino per poter rispondere a tutte quelle esigenze che di volta in volta richiede, si sente "bombardata" da più parti su atteggiamenti da avere piuttosto che comportamenti da mantenere. La confusione potrebbe portarla al tilt...da una "sana" incapacità di fare alcune cose si può passare ad una totale "mancanza" di energie nel poterlo fare che fa pensare al terribile male, appunto la depressione. Ma discutere di depressione oppure no, non ci dice niente di concreto su "come" poter intervenire, su quali strategie mettere in atto per poter aiutare e sostenere queste mamme in questa situazione. Perché i padri? Come potete notare, nelle lamentele sopraccitate non ho mai menzionato il padre, compagno o marito che sia, secondo voi perché? La maggior parte delle donne che ho avuto il piacere di sentire, di confrontarmi e condividere questa splendida esperienza tendono a metterli da parte in questa fase. C'è chi li protegge dicendo, "dorme da un'altra parte perché sennò la mattina deve lavorare" oppure chi li aggredisce dicendo: "no no lui non può cambiarlo perché non é mica capace?!?"..ognuno di noi si costruisce, ciò che poi subisce...e anche in questo caso, qualcuno di voi si ritroverà in questa posizione e le va anche bene mantenerla, però poi alla lunga diventa pesante e difficile da sostenere.
Quali sono dunque gli "stratagemmi" semplici da adottare per poter prevenire il più possibile condizioni di disagio post parto e allo stesso tempo elevare il padre al suo ruolo? Senza volervi passare una ricetta della spesa uguale per ciascuno, cosa alquanto ridicola poiché ognuno vive la propria esperienza e risponde in modo personale, voglio solo suggerirvi alcuni piccoli espedienti che ho constatato essere fondamentali.
1.concedersi momenti di sintonia esclusiva madre-bimbo;
2.chiedere aiuto a poche persone fidate e solo quelle;
3.condividere momenti di sana tristezza (bassa autostima, pianti) e di gioia con il proprio partner facendolo partecipare attivamente alla nuova situazione.
Tutto questo permetterà di rafforzare il legame di attaccamento madre - bambino in modo naturale, di poter avere le adeguate informazioni per diventare "abili" da persone professionali e non ma essendo poche sarà più facile seguirle ed infine la condivisione con il partner permetterà da un lato, di prevenire stati morbosi soprattutto a carico della madre, di condividere questo nuovo cambiamento unico e irripetibile che rafforza il rapporto è la complicità di coppia e, dall'altro lato al padre, di sentirsi parte attiva, potendo sperimentare finalmente il ruolo di padre.

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