Piacere e disagio
Le statistiche evidenziano che i disturbi del comportamento sessuale riguardano una notevole percentuale della popolazione di ambo i sessi, spesso sono all'origine di divorzi, separazioni o sofferenze all'interno di una coppia o famiglia; altri autori inoltre sostengono come la maggiorparte dei disturbi psichici, dalla depressione ai disturbi dello spettro ansioso, oppure l'uso di sostanze stupefacenti o i disturbi alimentari siano spesso accompagnati a disfunzioni di natura sessuale.
Come s'incappa in una disfunzione sessuale? E come si può venirne fuori?
La"rivoluzione sessuale" dei giorni nostri ha prodotto inevitabili cambiamenti nel modo di percepire e gestire i comportamenti sessuali. Infatti, da una repressione più o meno totale dell'espressione dei costumi sessuali, si è giunti ad una vera e propria liberazione sessuale, che ha scaturito, come spesso accade, effetti più o meno deleteri, o se non altro "paradossali" nella psicologia degli individui. Se quando era proibito severamente, il sesso era qualcosa di irresistibile e desiderabile, oggi che è ostentato ed è espressione di gioia, soddisfazione personale, non riuscire pienamente a viverlo diventa un problema.
Un problema perché? Conoscete la variante del paradosso "sii felice"? Ecco questo è un po' quello che accade quando una persona incappa in un disturbo sessuale, ovvero l'obbligo della sessualità a tutti i costi produce l'incapacità della sua piena realizzazione.
Da un punto di vista strategico, per risolvere un problema, si deve rompere il circolo vizioso retto dalle tentate soluzioni messe in atto dalla persona e/o dagli altri a lei vicini, ovvero tutto quello che lei e gli altri fanno o evitano di fare per fronteggiare il problema, che anziché risolverlo, lo mantengono e lo complicano. La ricerca ha permesso di evidenziare due tentate soluzioni predominanti messe in atto dalle persone che soffrono di un disturbo della sfera sessuale.
Da un punto di vista strategico, per risolvere un problema, si deve rompere il circolo vizioso retto dalle tentate soluzioni messe in atto dalla persona e/o dagli altri a lei vicini, ovvero tutto quello che lei e gli altri fanno o evitano di fare per fronteggiare il problema, che anziché risolverlo, lo mantengono e lo complicano. La ricerca ha permesso di evidenziare due tentate soluzioni predominanti messe in atto dalle persone che soffrono di un disturbo della sfera sessuale.
- La ricerca deliberata di sensazioni e/o reazioni che per natura sono spontanee.
- L'evitamento di queste sensazioni.
Alla base di queste disfunzioni c'è una sensazione di piacere, che può essere vissuta a livello soggettivo anche come perturbante in senso negativo.
La prima tentata soluzione della ricerca volontaria delle sensazioni di piacere provoca dunque l'effetto paradossale che si ricordava sopra, ovvero la persona si sforza di provocarsi qualcosa di piacevole che per definizione non dipende dalla volontà. Quindi rincorro le sensazioni, che proprio per questo, sfuggono. Un esempio, lo si riscontra nell'ansia da prestazione dove la persona si sforza, si sforza, si sforza di mantenere una certa prestazione, un'erezione soddisfacente. In questo caso si crea un circolo vizioso per cui ogni fallimento apre la strada ad un nuovo fallimento, proprio per il fatto di mettersi alla prova, di sforzarsi ogni volta. Oppure nel disturbo da desiderio ipoattivo, dove l'incapacità di provare piacere durante il rapporto è data proprio dal tentativo di concentrare tutti gli sforzi e le energie psicofisiche al fine di provare qualcosa.
Anche la seconda tentata soluzione dell'evitamento delle sensazioni piacevoli sortisce l'effetto opposto.
In entrambi i casi, l'intervento strategico, prevede l'interruzione del circolo vizioso retto dalle tentate soluzioni ridondanti, attraverso opportune manovre terapeutiche, che aggirano la resistenza naturale al cambiamento della persona.
In entrambi i casi, l'intervento strategico, prevede l'interruzione del circolo vizioso retto dalle tentate soluzioni ridondanti, attraverso opportune manovre terapeutiche, che aggirano la resistenza naturale al cambiamento della persona.
Nel primo caso si guida la persona a evitare tutto quello che dovrebbe procurare la sensazione desiderata di piacere: questo produrrà l'effetto paradossale dell'emergere naturale delle sensazioni di piacere. "L'arte di dar sapore ai piaceri, è quella di esserne avari" (Rousseau).
Nel secondo caso, invece, si induce la persona ad imparare a cedere a piccole dosi alle tentazioni, mostrandole come, proprio in questo modo, esse diventino meno pervasive ed emotivamente disturbanti fino a poterle gestire in modo efficace.
"Se te lo concedi potrai rinunciarvi, se non te lo concedi, sarà irrinunciabile”.
"Se te lo concedi potrai rinunciarvi, se non te lo concedi, sarà irrinunciabile”.
