Terapia breve strategica


PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

La Terapia Breve Strategica é un approccio originale alla formazione e alla soluzione dei problemi umani che presenta specifici fondamenti teorici e prassi applicative in costante evoluzione sulla base della ricerca empirica. In particolare é:

  • Breve e focale: una terapia orientata all'estinzione dei disturbi presentati dal paziente e si concentra su un obiettivo concreto di cambiamento, concordato insieme al terapeuta.
  • Radicale e duratura: oltre ad eliminare i sintomi o i comportamenti disfunzionali per i quali la persona é venuta in terapia, produce un cambiamento delle modalità attraverso cui costruisce la propria realtà personale e interpersonale.
  • Efficace ed efficiente: il cambiamento si verifica nell' 87% dei caso entro le 10 sedute.
  • Psicologica e non farmacologica.
  • Autocorrettivo: l'intervento é cucito addosso alla persona e viene di volta in volta aggiustato secondo le necessità del singolo.
  • Specifico: sia per problemi impedenti con sintomi acuti (ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni, compulsione, disturbi alimentari, ipocondria); sia per i disturbi non impedenti, ma ugualmente sofferti come problemi legati alla coppia, famiglia, al lavoro e all'età evolutiva.



Cenni storici


Le origini dell'approccio strategico risiedono nelle antiche tradizioni elleniche della retorica dei sofisti e cinese dell'arte dello stratagemma, ovvero le antiche arti di risolvere apparentemente irrisolvibili situazioni mediante l'uso di stratagemmi e modi di comunicare suggestivi e persuasori, dalla teoria della comunicazione nata in campo antropologico con Gregory Bateson, agli sviluppi costruttivisti della teoria cibernetica (Heinz von Foerster, Ernst von Glaserfeld), agli studi sull'ipnosi e la suggestione di Milton Erickson.
Nei tempi più recenti si deve alla feconda tradizione della Scuola di Palo Alto (Mental Research Institute-MRI) la formulazione del modello di Terapia Breve. Si deve poi a Paul Watzlawick l'opera di approfondimento e sistematizzazione dei principi teorico-applicativi della comunicazione terapeutica. (Pragmatica della comunicazione umana, 1971).       
Dal 1987 con Giorgio Nardone si ha la moderna evoluzione della "Terapia Breve" verso una forma di avanzata tecnologia terapeutica, che da oltre venti anni dimostra la sua fecondità ed efficacia nell'applicazione a molti contesti ed in diverse culture. 


Come funziona?


A differenza delle tradizionali teorie psicologiche e psichiatriche un terapeuta strategico non utilizza nessuna teoria sulla “natura umana” e, di conseguenza, nemmeno definizioni relative alla “normalità” o “patologia” psichica. In quest'ottica ci si interessa piuttosto della “funzionalità” o “disfunzionalità” del comportamento delle persone e del loro modo di rapportarsi con la propria realtà.
Quando ci troviamo di fronte a una difficoltà – sia essa personale, relazionale o professionale - la prima cosa che ci viene da fare per risolverla è utilizzare una strategia che ci appare produttiva, magari perché ha funzionato nel passato per una difficoltà simile. Se la strategia scelta funziona, la difficoltà si risolve in breve tempo. Capita però talvolta che la nostra strategia non funzioni come ci saremmo aspettati e che questo ci porti a intensificare ulteriormente i nostri sforzi in quella direzione. Ma più applichiamo questa strategia, più la difficoltà    iniziale sembra non solo non risolversi, ma addirittura complicarsi, trasformandosi in un vero e proprio problema strutturato. 
In questi casi sono proprio gli sforzi che la persona compie in direzione del cambiamento a mantenere la situazione immutata, ovvero: le “tentate soluzioni” messe in atto dal soggetto e dalle persone a lui vicine per cercare di  risolvere il problema finiscono per alimentarlo e determinarne così la persistenza. Questi tentativi di soluzione sono spesso riconosciuti dalla persona stessa come non funzionali, ma nonostante questo ella non riesce a fare altrimenti, sviluppando così una radicata sfiducia nella possibilità di un cambiamento della propria situazione problematica.
Da un punto di vista strategico, quindi, per cambiare una situazione problematica non è necessario svelarne le cause originarie (aspetto sui cui, peraltro, non si avrebbe più alcuna possibilità di intervento), ma lavorare su come questo si mantiene nel presente, grazie alla ridondante ripetizione delle “tentate soluzioni” adottate.
Per questo motivo, il terapeuta strategico si focalizza fin dal principio della terapia sul rompere questo circolo vizioso che si è venuto a stabilire tra le tentate soluzioni e la persistenza del problema, lavorando sul presente piuttosto che sul passato, su “come funziona” il problema, piuttosto che sul “perché esiste”, sulla ricerca delle “soluzioni” piuttosto che delle “cause”.
Scopo ultimo dell'intervento terapeutico diviene così lo spostamento del punto di osservazione del soggetto dalla sua posizione originaria rigida e disfunzionale (che si esprimeva nelle “tentate soluzioni”) ad una prospettiva più elastica e funzionale, con maggiori possibilità di scelta.
In questo modo la persona acquisisce la capacità di fronteggiare i problemi senza rigidità e stereotipia, sviluppando un ventaglio di diverse possibili strategie risolutive. 
Per raggiungere questo obiettivo nella maniera più efficace e rapida possibile, l’intervento strategico è di tipo attivo e prescrittivo e deve produrre risultati a partire già dalle prime sedute. Se questo non avviene, il terapeuta è comunque in grado di modificare la propria strategia sulla base delle risposte date dal paziente, fino a trovare quella idonea a guidare la persona al cambiamento definitivo della propria situazione problematica.