Lo Stalking è un fenomeno psicologico e sociale noto anche come “sindrome del molestatore assillante”, obsessional following, inseguimento ossessivo. Deriva dall’inglese “to stalk” termine tecnico utilizzato nella caccia che significa “perseguitare” e prevede un insieme di comportamenti ossessivi, inizialmente gentili, ma via via sempre più maniacali, finalizzati al sequestro psicologico della vittima, la quale non sempre conosce il suo molestatore.
I fattori che descrivono gli aspetti generali del fenomeno sono:
- i protagonisti: lo stalker, la vittima, la relazione forzata tra i due, che sconvolge la vita della vittima conducendola a un continuo stato di ansia e paura.
- i comportamenti persecutori: un insieme di condotte vessatorie sotto forma di minacce, molestie, atti lesivi continuativi che inducono nella persona che le subisce un forte disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore.
Le ricerche empiriche indicano che un lasso di tempo di circa 2 settimane può essere considerato un periodo oltre il quale il ripetersi di tentativi di riavvicinamento, se rifiutati, diventa problematico. Le peculiarità dello stalking sono:
- Insistere dopo il rifiuto: percepito come volontà o dei genitori della vittima e/o delle circostanze esterne, mai della vittima;
-Durata delle persecuzioni: mesi o anni.
-Ossessione attiva che può evolversi dall’irritabilità fino all’aggressione.
-Frequenza: vittime di stalking si rivolgono alle forze dell’ordine: 48% uomini e 55% donne -> denuncia.
-70/80% si tratta di uomini.
Come funziona?
Consiste nel rifiuto di accettare il rifiuto. Lo stalker diventa vittima del suo progetto, sia questo di conquista (amore, affetto, amicizia) sia di vendetta (odio, rancore). Tutto questo gli impedisce di percepire correttamente i feedback degli altri: si crea un autoinganno perché niente disconferma la sua visione della realtà.
Lo stalking non è esclusivo delle relazioni amorose, ma coinvolge la sfera delle relazioni in senso lato: non ha età, sesso, estrazione sociale o culturale.
Non è un fenomeno omogeneo, non si può inquadrare in una categoria psicopatologica: dietro le molestie possono esserci diverse motivazioni. Mullen ha proposto una classificazione di stalker rispetto a ciò che ha spinto la persona a mettere in atto i comportamenti persecutori, e in base alla relazione con la vittima:
1)Il rifiutato;
2)l'offeso;
3)il corteggiatore imbranato;
4)il ricercatore bisognoso d'affetto;
5)il predatore.
Le tipologie non si distinguono per gravità, ma per modalità di espressione e sono tutte ugualmente pericolose.
Lo stalkizzato
Un iniziale coinvolgimento emotivo, convenzioni sociali, pregiudizi o paura di ritorsioni, offuscano la vittima nel valutare obiettivamente i comportamenti intrusivi e aggressivi, giustificandoli, sminuendoli e ritardandone la reazione e quindi la denuncia.
Quali strategie
Sia lo stalker sia lo stalkizzato possono essere aiutati e guidati verso una nuova e più funzionale prospettiva della realtà in cui si trovano. Lo stalker verso l'accettazione e la canalizzazione di rabbia e dolore, la vittima verso la chiusura netta e definitiva della relazione con lo stalker.
(Tratto da "Stalking" di Desideri G. & Barsotti A.)

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